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Il Modello 231 nell’era ESG: da presidio di legalità a sistema di governo dell’impresa

L’evoluzione del sistema delineato dal Decreto Legislativo 231/2001 riflette in modo paradigmatico la trasformazione del concetto stesso di compliance nel contesto economico contemporaneo. Nato quale strumento di prevenzione del rischio-reato e meccanismo esimente della responsabilità dell’ente, il Modello 231 ha progressivamente assunto una funzione più ampia, divenendo componente stabile dell’architettura di governo societario.

Una nuova prospettiva per gli amministratori d’impresa?

L’ampliamento dei reati presupposto – dai delitti contro la pubblica amministrazione ai reati societari, fino a quelli ambientali e in materia di sicurezza sul lavoro – ha esteso in modo significativo l’area di rischio da presidiare. Il cambiamento più rilevante, tuttavia, non è soltanto quantitativo. La conformità normativa non è più percepita come presidio difensivo, ma come elemento qualificante dell’affidabilità dell’impresa nei confronti del mercato e degli stakeholder.

In questa prospettiva, la gestione strutturata della compliance si collega al dovere degli amministratori di dotare l’impresa di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati, sancito dall’art. 2086 c.c. e oggi centrale nel sistema di prevenzione della crisi delineato dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 14/2019). L’adeguatezza degli assetti non rappresenta più soltanto una buona prassi, ma un obbligo funzionale alla tempestiva emersione delle difficoltà e alla tutela della continuità aziendale.

Un modello organizzativo per la gestione del risk assessment 231

In tale quadro, il Modello di organizzazione, gestione e controllo ex 231 costituisce uno degli strumenti più strutturati di cui l’impresa dispone per dare concreta attuazione a tali principi. La mappatura dei rischi, la formalizzazione dei protocolli decisionali, la tracciabilità dei flussi informativi e l’attività dell’Organismo di Vigilanza contribuiscono non solo alla prevenzione dei reati, ma alla costruzione di un sistema di controllo interno coerente e verificabile.

La crescente attenzione ai fattori ESG rafforza ulteriormente questa evoluzione. Le dimensioni ambientale, sociale e di governance trovano nel MOG 231 un naturale punto di raccordo: dalla prevenzione dei reati ambientali alla tutela della sicurezza sul lavoro, dalla trasparenza dei processi decisionali alla chiara attribuzione di ruoli e responsabilità. In molte realtà, il risk assessment 231 rappresenta già la base metodologica su cui integrare anche la mappatura dei rischi ESG, favorendo un approccio unitario alla gestione del rischio.

Qual è la sfida per le imprese?

La sfida non consiste nell’introdurre nuovi livelli di regolazione interna, ma nel coordinare efficacemente quelli esistenti. Policy di sostenibilità, codici etici, procedure e Modello 231 possono convergere in un framework organizzativo unitario, capace di rendere la conformità misurabile e coerente con la strategia aziendale.

In questa prospettiva, il Modello 231 si conferma non solo presidio contro il rischio penale, ma infrastruttura giuridica della governance contemporanea. La sostenibilità non sostituisce la compliance, ma la presuppone: il Modello 231 rappresenta oggi il punto di equilibrio tra responsabilità giuridica e responsabilità d’impresa.

Bio Autore Erica Nagel

Sustainability Advisor e Sustainability Manager certificata, si occupa di strategie ESG, governance della sostenibilità e integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance nei modelli organizzativi. È fondatrice di Nagel Sustainability, hub di consulenza strategica e servizi per la sostenibilità delle imprese e delle organizzazioni.