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Con l’AI, le competenze umane si imparano ancora in ufficio?

L’Intelligenza Artificiale sta automatizzando una parte crescente delle attività tecniche svolte dai giovani professionisti. Ma proprio questa trasformazione rende ancora più importanti il giudizio, la comunicazione e la capacità di costruire relazioni. Secondo quanto riportato dal Financial Times, alcune tra le principali società di consulenza britanniche stanno incoraggiando i professionisti junior a trascorrere più tempo in ufficio.

Con l’AI sempre più presente nelle attività di analisi, ricerca e preparazione dei documenti, ai giovani professionisti viene richiesto di sviluppare prima competenze che, tradizionalmente, maturavano nel corso degli anni: capacità di giudizio, comunicazione con il cliente, comprensione del contesto e gestione delle relazioni.

La consulenza professionale si è sempre basata anche su un modello di apprendistato: i giovani imparano osservando i colleghi senior, partecipando alle riunioni, ascoltando le conversazioni con i clienti e comprendendo come vengono affrontate situazioni complesse. Una parte rilevante di questo apprendimento avviene in modo informale e risulta difficile da riprodurre attraverso riunioni programmate o sessioni da remoto.

Il lavoro in presenza consente di osservare non soltanto che cosa decide un professionista esperto, ma anche come arriva a quella decisione: quali domande pone, quali elementi considera e come adatta il proprio linguaggio all’interlocutore.

L’AI cambia il percorso delle figure junior

L’automazione delle attività più ripetitive offre vantaggi evidenti. Consente di ridurre i tempi di lavorazione e di concentrare le risorse su compiti a maggiore valore.

Allo stesso tempo, però, modifica il tradizionale percorso di crescita delle figure junior.

Ricerche preliminari, analisi documentali, verifiche e prime bozze non erano soltanto attività operative. Rappresentavano anche il terreno sul quale i giovani professionisti imparavano a riconoscere problemi, eccezioni e implicazioni concrete.

Se queste attività vengono affidate all’AI, diventa necessario progettare nuove occasioni di apprendimento.

Una sfida anche per il settore legale

La stessa riflessione riguarda studi legali e Direzioni Legali.

L’AI può già supportare la ricerca normativa, sintetizzare documenti, confrontare clausole e predisporre bozze contrattuali. Tuttavia, non può sostituire completamente la capacità di comprendere gli obiettivi del cliente, interpretare situazioni ambigue o valutare insieme rischi giuridici, economici e reputazionali.

Le competenze destinate ad acquistare maggiore valore saranno quindi:

  • capacità di giudizio;
  • comprensione del business;
  • comunicazione con il management;
  • negoziazione;
  • gestione delle relazioni;
  • pensiero critico;
  • verifica degli output prodotti dall’AI;
  • responsabilità della decisione finale.

La presenza, da sola, non basta

Il ritorno in ufficio può favorire la crescita professionale, ma non è sufficiente.

Per produrre risultati deve essere accompagnato da mentoring, confronto con i professionisti senior, partecipazione alle riunioni e coinvolgimento nelle decisioni. Altrimenti, il rischio è riportare le persone nello stesso luogo senza ricostruire un autentico percorso di apprendimento.

La sfida per le organizzazioni non consiste quindi nel contrapporre presenza e lavoro da remoto, ma nel comprendere quali attività richiedano collaborazione, osservazione e scambio diretto.

L’AI può rendere più veloce il lavoro tecnico. Ma la capacità di interpretare una situazione, comprendere le persone e assumersi la responsabilità di una decisione continua a formarsi attraverso il confronto e l’esperienza.

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