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Il ruolo strategico dei clean team

Pressione crescente sui controlli AGCM 

La stagione delle concentrazioni è più intensa che mai. Nel 2024, l’AGCM ha chiuso 40 istruttorie in materia antitrust, con sanzioni per oltre 9,7 milioni di euro, confermando una vigilanza sempre più stringente sulle fusioni e acquisizioni. 

Da marzo, la notifica preventiva è obbligatoria per operazioni con fatturato nazionale superiore a 567 milioni di euro e almeno 35 milioni per due delle imprese coinvolte. Contestualmente, i tempi di valutazione sono passati da 45 a 90 giorni, aprendo la strada a istruttorie più approfondite e incisive. 

Due diligence: un terreno ad alto rischio 

Quando la due diligence coinvolge concorrenti potenziali, il rischio antitrust diventa concreto. Prezzi, margini, piani di marketing o strategie di prezzo possono facilmente scivolare oltre la soglia del lecito. 

Per questo le imprese si affidano sempre più ai clean team, team ristretti e indipendenti che gestiscono l’accesso alle informazioni sensibili. Non si tratta solo di “proteggere i dati”: il clean team permette di valutare l’operazione in modo completo, senza rischiare scambi anticoncorrenziali. La selezione dei membri è cruciale: consulenti esterni, avvocati e advisor finanziari separati dal management operativo e senza responsabilità commerciali dirette. 

Barriere operative e tracciabilità 

Le autorità italiane ed europee richiedono segregazione funzionale e informatica, archivi protetti, tracciamento dei consulti e distruzione dei dati a operazione conclusa. 

Un clean team ben strutturato non è un dettaglio tecnico: è un presidio di compliance sostanziale. L’AGCM può contestare violazioni dell’art. 2 della Legge 287/1990, con sanzioni fino al 10% del fatturato. Per questo, documentare procedure, audit interni e registri di accesso è ormai prassi essenziale nelle migliori operazioni di M&A. 

NDA: la spina dorsale della riservatezza 

Le clausole di riservatezza non sono un mero formalismo. Devono definire con precisione le informazioni sensibili, stabilire modalità di accesso e prevedere obblighi post-istruttoria, come restituzione o distruzione dei dati. 

NDA calibrate e robuste non solo proteggono i dati, ma dimostrano diligenza e attenzione alla compliance, elemento chiave in caso di verifiche AGCM. 

 

Vendite competitive e best practice europea 

In operazioni con più acquirenti interessati agli stessi asset, il rischio antitrust cresce esponenzialmente. Oggi oltre il 70% delle operazioni cross-border europee prevede clean team formalizzati e procedure multilivello di accesso ai dati (Herbert Smith Freehills, 2024). 

In Italia, grandi banche d’affari e fondi di private equity adottano modelli di clean room compliance, integrando protocolli interni, formazione dedicata e monitoraggio costante delle operazioni. 

Un nuovo standard di trasparenza 

La due diligence non è più solo verifica contabile: è un test di cultura della compliance. 

Chi struttura il clean team con NDA solide e controlli interni tracciabili non solo riduce il rischio di sanzioni, ma conquista credibilità agli occhi di autorità e investitori. In un mercato dove la velocità delle operazioni si scontra con la rigidità dei controlli, la gestione dell’informazione con metodo e disciplina diventa il vero vantaggio competitivo. 

Oggi, più che mai, la compliance antitrust è una leva strategica per chi opera nel M&A.