AI e copyright: chi è davvero l’autore?
Nel 2025 l’intelligenza artificiale è ormai protagonista nella produzione di contenuti: testi, immagini, musica, codice. Una rivoluzione che coinvolge creativi, aziende, sviluppatori e professionisti del diritto. Ma in questo nuovo scenario, una domanda centrale resta ancora senza risposta: chi è il vero autore di un contenuto generato da un’AI?
E soprattutto: cosa dice la legge – o cosa ancora non dice – sul tema della proprietà intellettuale?

Un vuoto normativo che pesa
Nel diritto d’autore tradizionale, il principio è chiaro: serve un autore umano. È per questo che in molti ordinamenti – come gli Stati Uniti – l’U.S. Copyright Office nega la registrazione delle opere create interamente da un algoritmo. Nessun intervento umano, nessuna protezione.
In Europa, lo scenario non è molto diverso. La bozza dell’AI Act si concentra su trasparenza e responsabilità, ma non affronta in modo specifico la questione del copyright per i contenuti generati da prompt.
In Asia, invece, qualcosa si muove. La Cina, ad esempio, inizia a riconoscere un ruolo creativo a chi utilizza l’AI in modo attivo, aprendo la strada a una possibile forma di tutela per i contenuti nati da input umani e processi automatizzati.
Rischi e opportunità per imprese e creativi
Chi utilizza strumenti di AI generativa – agenzie, brand, studi di design, sviluppatori – deve considerare due fattori chiave:
- L’assenza di tutela automatica, che espone al rischio di riproduzione incontrollata dei contenuti.
- Le possibili rivendicazioni di terzi, nel caso in cui l’AI abbia rielaborato materiale protetto da copyright, magari senza che sia del tutto chiaro da dove provengano i dati di training.
La risposta, almeno per ora, è contrattuale. Sempre più aziende stanno inserendo clausole specifiche nei contratti per regolamentare la titolarità dei diritti, le licenze d’uso e la gestione delle responsabilità. È una strategia di prevenzione fondamentale per evitare conflitti e proteggere gli investimenti.
In attesa della legge: la forza del contratto
Nell’attuale incertezza normativa, il contratto è lo strumento più efficace per garantire tutela e chiarezza. Alcuni strumenti utili:
- Clausole personalizzate sulla proprietà intellettuale
- Accordi di licenza dettagliati
- Policy interne sull’uso dell’AI
Sono i primi pilastri di una prassi che anticipa le future regolamentazioni.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il dibattito è aperto, soprattutto tra Stati Uniti, Europa e Asia. I tribunali statunitensi stanno affrontando i primi casi di opere interamente generate dall’AI, mentre l’Europa resta legata alla presenza di un apporto umano per garantire la protezione.
Ma gli sviluppi attesi sul fronte del Digital Copyright Act e dell’AI Act europeo potrebbero cambiare presto lo scenario.
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