Webinar su strategie e strumenti per il futuro digitale: TopLegal Academy, Lexroom.AI e AGAM Milano uniscono le forze per accompagnare gli avvocati nella trasformazione digitale.
In un’epoca in cui la tecnologia permea ogni aspetto del mondo professionale, la professione forense non fa eccezione. Oggi l’intelligenza artificiale (AI) non è più soltanto un argomento da conferenza o un esercizio accademico: è una realtà che sta modificando concretamente il lavoro degli studi legali, ridefinendo ruoli, processi e competenze.
Perché l’AI è una svolta per gli avvocati

Immaginiamo la routine di uno studio legale: ricerca giuridica, lettura di sentenze, analisi e confronto di documenti, redazione di atti, revisione contrattuale. Ora aggiungiamo all’equazione strumenti in grado di automatizzare, assistere e accelerare molte di queste attività: l’AI che suggerisce bozze, effettua comparazioni, modella clausole, predice scenari.
Un esempio concreto: la piattaforma Lexroom.ai – creata per professionisti legali – consente di caricare documenti, analizzarli, estrarre clausole e generare bozze in pochi minuti.
Questo tipo di innovazione non è un “gadget” ma un cambiamento strutturale: la tecnologia si integra nel flusso di lavoro dello studio, contribuendo a ridurre i tempi, minimizzare gli errori e liberare capacità strategica.
Secondo un’indagine condotta da IPSOS dal titolo “Avvocati e attualità: Intelligenza artificiale” per il Consiglio Nazionale Forense, solo il 36% degli avvocati fa uso di sistemi di intelligenza artificiale, e di questi il 72% reputa che non siano in grado di interpretare correttamente le leggi.
Per chi sta muovendo i primi passi nella professione, l’AI dovrebbe rappresentare una leva competitiva concreta e non un pericolo. Giochi d’anticipo: acquisire competenze digitali, affiancare alla capacità giuridica una data-literacy, saper integrare tecnologia e deontologia professionale.
Chi comprende questo mutamento – e si attrezza di conseguenza – potrà rendersi protagonista di uno studio legale “4.0”. Viceversa, il rischio è evidente: chi resta legato ai modelli tradizionali rischia di essere soppiantato o marginalizzato in un mercato che richiede rapidità, multidisciplinarità, efficienza.
Formazione, mindset e cambiamento
Non basta “usare un programma”: l’adozione dell’AI richiede una cultura dello studio legale che evolva. Formazione mirata, aggiornamento continuo, modelli di lavoro più snelli. Ad esempio:
- capire quali strumenti AI già circolano negli studi legali e con quali risultati;
- individuare le competenze emergenti per il “legale digitale” (non solo diritto, ma anche tecnologia, project management, innovazione);
- riflettere su quanto l’avvocato “tradizionale” debba cambiare approccio per rimanere rilevante.
Sono queste le domande che un giovane professionista dovrebbe porsi oggi.

Un nuovo ciclo di webinar per approfondire
Non restare indietro, iscriviti al webinar promosso da TopLegal Academy, in collaborazione con Lexroom.AI e con il patrocinio della AGAM Milano “Sguardi legali sull’AI – Primo incontro del di webinar dedicato all’impatto della tecnologia sulla professione forense” sul sito.
