Il mondo delle fusioni e acquisizioni (M&A) si sta evolvendo a un ritmo vertiginoso, e l’intelligenza artificiale (AI) ne è la principale protagonista. Se un tempo le clausole contrattuali si concentravano su asset tangibili e bilanci, oggi l’attenzione si sposta sempre più verso elementi intangibili e cruciali, come i set di dati, gli algoritmi e la conformità normativa dell’AI. Le recenti analisi di studi legali di spicco come Skadden e Herbert Smith Freehills lo confermano: l’integrazione dell’AI nel business sta rivoluzionando anche il modo in cui si fa due diligence e si negoziano i termini delle acquisizioni.
Due diligence più agili
La fase di due diligence, tradizionalmente un processo lungo e meticoloso, sta subendo una trasformazione radicale grazie all’AI. Strumenti come LegalFly e Ansarada non sono semplici software, ma veri e propri assistenti virtuali in grado di analizzare migliaia di documenti contrattuali in una frazione del tempo che impiegherebbe un team di avvocati.
Secondo uno studio condotto da Deloitte, l’uso dell’AI nella due diligence legale può portare a una riduzione del 50% del tempo di revisione dei documenti. Un altro studio di DLA Piper ha dimostrato che un software basato su AI può analizzare e identificare clausole chiave in 1.000 contratti in meno di un’ora, un compito che un team di avvocati impiegherebbe centinaia di ore per completare. Questi LLM (Large Language Models) possono individuare clausole atipiche, rischi nascosti e discrepanze normative con una precisione sorprendente, riducendo anche i costi del processo del 20-30%. Integrare l’AI nella due diligence contrattuale significa non solo accelerare i tempi e ridurre i costi, ma anche elevare la qualità dell’analisi, permettendo ai professionisti di concentrarsi sugli aspetti più complessi e strategici della transazione.
Nuove clausole per un nuovo mondo
Con l’aumento delle acquisizioni di aziende basate sull’AI, i contratti di M&A devono essere aggiornati per riflettere le nuove complessità. Non basta più garantire la titolarità della proprietà intellettuale. Oggi è fondamentale inserire clausole specifiche, come le “representations & warranties”, che affrontino questioni delicate e specifiche dell’AI:
- Dati di addestramento: Chi possiede i dati utilizzati per addestrare l’algoritmo? Sono stati raccolti legalmente e in conformità con il GDPR e altre normative sulla privacy? Solo nel 2023, le sanzioni del GDPR hanno superato la cifra di 2 miliardi di euro, evidenziando l’importanza cruciale di garantire la provenienza e la liceità dei training data per evitare future sanzioni.
- Bias algoritmico: L’algoritmo presenta dei bias che potrebbero portare a discriminazioni o decisioni non etiche? Un’analisi di Gartner ha rivelato che il 54% delle aziende è preoccupato per il rischio di bias negli algoritmi, rendendo la valutazione della “correttezza” dell’AI un nuovo campo di indagine e di negoziazione.
- Conformità normativa e cybersecurity: Il sistema di AI rispetta tutte le normative vigenti? È protetto da attacchi informatici e potenziali violazioni? I data breach legati all’AI sono in aumento; secondo uno studio di IBM, il costo medio globale di una violazione dei dati è di 4,45 milioni di dollari, sottolineando come la sicurezza dei dati e dell’algoritmo stesso sia una questione di primaria importanza.
Queste nuove clausole non sono solo formalità, ma rappresentano uno scudo legale indispensabile per tutelare l’acquirente dai rischi legati a un asset così particolare e potente.
Verso un futuro ibrido e agile
In futuro, il successo delle M&A dipenderà dall’integrazione intelligente tra esperti umani e strumenti di intelligenza artificiale. L’AI si occuperà del lavoro ripetitivo, come l’analisi documentale, liberando i professionisti per concentrarsi su aspetti strategici. Questo approccio ibrido non solo renderà le transazioni più veloci e sicure, ma massimizzerà anche il loro valore. Per navigare questo scenario, la formazione continua sarà essenziale per i professionisti del settore.